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Cambogia, dal terribile passato dei Khmer rossi ai meravigliosi templi di Angkor

La Cambogia è un piccolo paese del sud est asiatico ricco di storia. Erede del potente impero “khmer” che governò parte degli odierni Thailandia, Laos e Cambogia durante il periodo angkoriano. Questo periodo ci ha lasciato i meravigliosi templi di Angkor che restano il complesso archeologico più bello di questa zona.

Phnom Penh è la capitale della Cambogia, città caotica ma relativamente piccola. La maggior parte delle attrazioni si trovano sul lungofiume del Mekong e sono facilmente raggiungibili a piedi.

L’attrazione principale della città è il Palazzo Reale con il caratteristico tetto khmer color oro. Essendo la residenza ufficiale del re, è possibile visitare la Sala del Trono con la sua torre alta 59m e qualche edificio vicino come la Pagoda d’Argento, chiamata così per la presenza di oltre 5000 piastrelle d’argento.

Il Museo Nazionale di Cambogia, invece, permette di visitare la più bella collezione di sculture khmer esistente al mondo.

Sulla cima di una collina alta 27m si trova il Wat Phnom, tempio che secondo la leggenda venne costruito per ospitare 4 statue del Buddha, portate dal fiume Mekong e trovate da una signora di nome Penh. Si accede al tempio tramite una grande scalinata decorata con leoni e naga (serpenti mitologici).

Questo meraviglioso paese ha attraversato un bruttissimo periodo storico che non deve assolutamente essere dimenticato. Nel 1975 il liceo Tuol Svay Prey venne occupato dai militari di Pol Pot (rivoluzionario e dittatore cambogiano) e trasformato in carcere di massima sicurezza sotto il nome di S-21. Qui vennero praticate le peggiori torture del paese. Oggi è possibile visitare questo luogo il cui nome è stato cambiato in Museo del Genocidio Tuol Sleng.

In pochi anni, dal 1975 al 1978, oltre 17000 persone torturate nel carcere S-21 furono deportate nei Campi di Sterminio di Choeung Ek. Quando questi campi vennero liberati dall’esercito vietnamita (1979) furono trovati in vita solo 7 prigionieri.

Questa visita vi assicuro che è molto sconvolgente in quanto certi crimini non sono stati compiuti solo in Europa durante il nazismo o il comunismo in Russia. Sono avvenuti o avvengono tuttora in molte parti del mondo soprattutto in posti poco conosciuti e lontano dall’attenzione di tutti.  Come disse lo scrittore spagnolo George Santayana: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”.

Complessivamente i Khmer rossi (seguaci del Partito Comunista cambogiano guidati da Pol Pot) sterminarono 1,6 milioni di cambogiani pari a quasi un quarto della popolazione totale.

Dopo questa toccante visita, raggiungo la città di Siem Reap come base per visitare il complesso dei Templi di Angkor.

Questo sito è talmente grosso che consigliano una visita di 3 giorni. Se siete abbastanza coraggiosi come lo sono stato io, armatevi di una mountain bike, di tanta acqua ed esplorate tutto in bicicletta. Godrete di una vista meravigliosa durante il tramonto e respirerete la bellezza e la storia di questo luogo circondato da una meravigliosa natura.

Angkor Wat
Gli appassionati di Tomb Raider riconosceranno sicuramente questo luogo

Laos, una delle mete più affascinanti del continente asiatico

Sono le 6:30 di mattina quando il treno ferma a Nong Khai, ultima fermata a pochissimi km dal confine con la Repubblica Popolare Democratica del Laos. Dopo 10 lunghe ore di viaggio con un treno da Bangkok sono pronto ad attraversare per la prima volta un confine a piedi col mio fedele zaino sulle spalle.

È mattino presto ma il Friendship Bridge è già molto affollato. Questo confine è un ponte fatto costruire dal governo australiano che mise definitivamente fine alla tensione tra Laos e Thailandia. Dopo qualche ora il mio Visto di ingresso è pronto.

Eccomi ufficialmente nel Laos, antica colonia francese che faceva parte della Federazione  indocinese che comprendeva l’attuale Thailandia, Cambogia e Vietnam. Qui non è difficile incontrare cittadini francesi che scelgono di godersi la pensione in questo paese tranquillo ed economico.

Vientiane è la capitale del Laos, piccola città di 750 000 abitanti situata su una insenatura del fiume Mekong. È molto semplice girare la città noleggiando una bicicletta o prendendo i qui diffusi Tuk Tuk (Apecar convertiti in taxi).

Il monumento più importante della città è il Patuxai, dedicato ai caduti durante le guerre. Si tratta di una replica dell’Arco di Trionfo di Parigi decorato con icone Buddhiste e divinità mitologiche induiste. Intorno a questo monumento c’è un giardino con una bella fontana donata dal governo cinese.

Come itinerario ho scelto quello consigliato dalla guida Lonely Planet, un percorso di 6 km fattibile sia a piedi che in bicicletta. Ho scelto di percorrerlo in bici per accorciare i tempi morti e godermi quindi di più le visite alle principali attrazioni.

Parto dal Palazzo presidenziale, costruito per ospitare il governatore francese della colonia.

Poco distante mi fermo al Wat Si Saket, tempio che contiene migliaia di statue del Buddha.

A breve distanza si trova anche il Haw Pha Kaeo, museo nazionale di arte sacra.

Concedetevi una pausa camminando dentro al mercato più grande di Vientiane: Talat Sao.

Tappa successiva è il Patuxai ed infine come museo ho scelto di visitare il Museo Nazionale del Laos.

Se invece la vostra curiosità non è ancora soddisfatta ci sono numerosi altri templi da vedere: Wat In Paemg, Wat Ong Teu Mahawihan, Wat Hai Sok e Wat Mixai.

Non fatevi mancare una passeggiata sulla riva del fiume Mekong, settimo fiume più lungo del mondo ma difficile da navigare per le sue forti variazioni stagionali e cascate presenti.

LUANG PRABANG

Il mio carissimo amico Max mi ha consigliato questa cittadina situata nel nord del paese. “vai a Luang Prabang, non te ne pentirai” mi disse.

Le pessime strade del Laos rendono gli spostamenti via terra molto lenti. L’autobus che copre la tratta Vientiane – Luang Prabang impiega più o meno 10 ore. La maggior parte del territorio è costituito da foresta pluviale tropicale di latifoglie sempreverdi e questo rende il viaggio decisamente più piacevole.

Improvvisamente il pullman si ferma e l’autista ci avvisa che si è bucata una ruota. Trovandoci su una strada pericolosa, senza segnaletica ne asfalto, ci fa scendere tutti ad attendere al sicuro la sostituzione dello pneumatico. Scendo dal pullman e mi ritrovo nel bel mezzo della foresta. Resto letteralmente a bocca aperta e mi metto a scattare diverse foto. Che fortuna!

Finalmente metto piede a Luang Prabang. Luogo unico al mondo dove il tempo pare essersi fermato. Situata accanto al Mekong, questa cittadina fa parte dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO. In questa regione è possibile praticare molti sport quali trekking, mountain bike e kayak.

L’evento imperdibile della città è il tak bat, la processione dei monaci buddisti all’alba che ricevono le offerte quotidiane da parte degli abitanti del posto. Le offerte prevedono soprattutto cibo come riso e verdure.

Il tempio più antico e caratteristico della città è il Wat Xieng Thong col suo meraviglioso tetto a spiovente.

Il resto vi consiglio di scoprirlo a bordo di una bicicletta per godere della natura circostante e della tranquillità di questa meravigliosa cittadina.

Insomma, grazie Max. Non potevi darmi consiglio migliore.

Edimburgo, meraviglia scozzese

Nonostante sia la seconda città per numero di abitanti della Scozia, Edimburgo, è la capitale del paese. Il centro storico fa parte dei Patrimoni dell’Umanità UNESCO.

Il centro è facilmente raggiungibile dall’aeroporto prendendo l’Airlink Shuttle 100 che in circa 30’ ferma alla Stazione Waverly.

L’attrazione principale della città è il Castello situato in cima ad un vulcano estinto. Costruito nel XI secolo conserva al suo interno appartamenti reali, musei e prigioni antiche. Vista la sua grandezza, per questa visita contate di perderci un paio d’ore.  

Terminata la visita al Castello dirigetevi sulla Royal Mile, la via più famosa di Edimburgo. La Royal Mile è lunga 1814,2m (miglio scozzese) e collega il Castello al Palazzo di Holyroodhouse. Da non perdere a metà strada la Cattedrale di Sant’Egidio (St. Giles) principale luogo di culto della città.

Il Palazzo di Holyroodhouse è la residenza ufficiale in Scozia della regina Elisabetta. Tra queste mura vi abitò Maria Stuarda la quale dovette assistere all’assassinio del suo segretario David Rizzio, commissionato dal suo geloso marito.

Uno dei luoghi più fotografati di Edimburgo è senza dubbio Victoria Street, un’arteria costruita per collegare la Royal Mile a Grassmarket voluta dalla regina Vittoria. È veramente piacevole passeggiare in questa colorata via ricca di negozi di gastronomia e piccoli negozi di souvenir.

Se avete poco tempo potrete visitare alcuni dei principali e numerosi musei presenti. Personalmente ho scelto il Museo degli Scrittori (Writers Museum) dedicato ai tre scrittori scozzesi più importanti: Sir Walter Scott, Robert Burns e Robert Louis Stevenson; la Galleria Nazionale di Scozia (National Gallery of Scotland) e il Museo Nazionale della Scozia (National Museum of Scotland). Tutti questi musei sono gratuiti.

Tre Tahitiani 1899 Paul Gauguin – National Gallery of Scotland

Infine, raggiungete Calton Hill, la collina più famosa della città da cui godere il più bel panorama di Edimburgo. Quassù si trovano il Monumento Nazionale, l’Osservatorio della città e il Monumento a Nelson.

A 40’ di distanza dal centro città, prendendo il bus 37 è possibile raggiungere la Rosslyn Chapel. Si tratta di una cappella gotica diventata celebre anche grazie al film e al libro di Dan Brown : “Il Codice da Vinci”.

Ah dimenticavo… Per gli appassionati di “Harry Potter”, fatevi un giro alla Elephant House, una caffetteria diventata famosa perché, in una stanza sul retro, la scrittrice J.K. Rowling diede vita ad uno dei suoi primi scritti della saga.

Buon weekend in Scozia!

Marocco avventuroso

Il Marocco è il paese delle città imperiali, del buon cibo e delle bellezze naturali tra cui l’immenso deserto del Sahara, le meravigliose spiagge sabbiose e le affascinanti gole simili a canyon.

L’itinerario scelto da me cerca di mettere insieme tutte queste attrazioni. Partendo da Casablanca, passando per Fès e Chefchaouen, passando la notte nel deserto del Sahara, proseguendo per le gole di Todra, Tinghir, giungendo infine alle bellissime Essaouira e Marrakech.

CASABLANCA

E’ la città più grande del Marocco ma, a differenza delle altre, non ha molto patrimonio storico da mostrare trattandosi di una città moderna. L’attrazione principale è la Moschea Hassan II, edificata per volere del sovrano Hassan II. Moschea più grande del Marocco e terza al mondo dietro alla Masjid al Haram della Mecca ed alla Moschea del Profeta di Medina. La Moschea può essere visitata anche da turisti non musulmani attraverso tour guidati. Consiglio anche di farvi un giro nella medina antica, quartiere ricco di souk. Altro luogo di interesse è la Cattedrale del Sacro Cuore, ora sconsacrata, circondata dal Parco della Lega Araba. Il Palazzo Reale, invece, è chiuso al pubblico.

FES

Chiamata la “Perla d’Oriente”, Fès fa parte delle 4 città imperiali marocchine insieme a Rabat (Capitale), Marrakech e Meknes. La città è divisa in due parti:

  • La parte nuova chiamata Fès el Djedid dove si trova la residenza reale e i suoi splendidi giardini;
  • La parte vecchia chiamata Fès el Bali protetta dall’UNESCO che ospita circa 800000 abitanti.

La città vecchia assomiglia ad un labirinto pieno di strette vie che non permettono di orientarsi. Meglio quindi pagare una guida del posto per esplorare i vicoli, risparmiare tempo e poter visitare le famosissime concerie. Si tratta di enormi vasche di pietra piene di pigmento usato per colorare pelli di animali.

Oltre alle concerie, nella parte vecchia della città meritano una visita:

  • Porta Blu (Bab Boujeloud): maestoso ingresso al centro storico decorato con mosaici color cobalto all’esterno e verdi all’interno;
  • Palazzo del Visir (Dar Batha): museo di arte marocchina;
  • Scuole Coraniche: Madrasa Attarine e Madrasa Bou Inania;
  • Moschea Kairaouyine e Zaouiya Moulay Idris
  • Piazza Nejjarine che ospita la fontana più elegante della città;
  • Piazza Seffarine: piazza dei ramieri piena di artigiani e bancarelle.

CHEFCHAOUEN

Denominata “la città azzurra” dove tutti gli edifici sono dipinti nelle diverse tonalità di azzurro. Questa città fu per secoli considerata sacra e quindi proibita agli stranieri. Negli anni ’50 le cose cambiarono ed ora Chefchaouen s’è rivelata al mondo. Per fortuna è poco conosciuta e la presenza di pochi turisti la rende ancora più affascinante. Il colore azzurro non è estetico ma prettamente religioso. Si tratta senza ombra di dubbio di una delle destinazioni più suggestive del Marocco. Lasciatevi perdere all’interno di queste meravigliose vie, a mio avviso le più belle del Marocco. Se non siete ancora convinti di visitare questo splendido posto, Cond Nast Traveller l’ha inserita al sesto posto nella lista delle 50 città più belle del mondo.                                                                                       

MERZOUGA

Qui si trova l’oasi più famosa del Marocco. Piccolo villaggio nel sud-est del paese vicinissimo al confine con l’Algeria. Località affascinante per vivere un’esperienza nel cuore del deserto del Sahara. Io ne approfitto per passarci una notte, al freddo ad osservare le stelle. Essendo lontani dalla luce artificiale, il cielo appare come un quadro che ti lascia a bocca aperta. I beduini vi aiuteranno a riconoscere le costellazioni facili da individuare. C’è la sensazione che le stelle siano basse e lo spettacolo delle stelle cadenti ripaga delle fatiche fatte per raggiungere questo luogo lontano.

GOLE DEL DADES

Paesaggio mozzafiato che si trova nel massiccio dell’Atlante centrale a sud-est di Marrakech.

MARRAKECH

Si tratta della più importante tra le città imperiali. Come la maggior parte delle città in Marocco, possiede una parte vecchia, storica, fortificata ed una parte moderna con lussuosi quartieri.  Il cuore della città è la famosa piazza Jamaa el Fna che cambia continuamente aspetto durante la giornata: di giorno ospita un vasto mercato all’aperto dove si possono trovare pregiatissimi tappeti prodotti dai “berberi”, popolazione nomade del paese; mentre di sera spariscono le bancarelle per fare posto a banchetti e panchine per cibo da strada.

Altra attrazione importane è la Koutoubia. Si tratta di una moschea con tipica architettura marocchina.

Da non perdere anche i vari suq dislocati nelle vie della città dove assaggiare l’ottimo cibo marocchino.

Infine merita una visita anche  “Le Jardin Majorelle”, un giardino situato nella zona nuova che prende il nome da un’artista francese. La villa presente all’interno dei giardini è stata acquistata da Yves Saint Laurent e dopo la sua morte venne presa dalla sua stessa fondazione.

ESSAOUIRA

Località famosa per il surf oltre che per il turismo. La Medina è stata inserita nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. Possiede la qasba ovvero la cittadella fortificata per difendere il porto. Nel centro della Medina vale la pena perdersi attraverso i laboratori e i negozi di artigianato locale. I marocchini sono davvero ospitali.

Le “Meraviglie” della Giordania

Perché andare in Giordania?

È un paese ricco di storia e tradizioni, la destinazione più sicura in Medio Oriente. Terra di racconti biblici, panorami mozzafiato, gente ospitale e custodisce una delle sette meraviglie del mondo moderno. La Giordania ha tantissimo da mostrare e negli ultimi anni è diventata la meta preferita dai turisti occidentali.

Cosa vedere?

La mia avventura in questo meraviglioso paese è durata 8 giorni e questo è stato il mio itinerario:

Monte Nebo

Luogo da cui Mosè contemplò la Terra Promessa. Sulla cima del monte c’è il Memoriale di Mosè, una chiesa con bellissimi mosaici. Da quassù si possono vedere il Mar Morto, Israele e i Territori Palestinesi.

Madaba

Cittadina celebre per i suoi mosaici di epoca bizantina. Il più visitato è quello che raffigura una carta geografica presente sul pavimento della Chiesa di San Giorgio. Oltre alla chiesa bisogna assolutamente visitare il Parco Archeologico e la Chiesa della Decapitazione di Giovanni Battista. A Madaba inoltre è presente una delle più grandi comunità cristiane della Giordania.

Umm Ar Rasas

Lungo la strada dei Re si trova questo luogo apparentemente poco attraente ma con una storia interessantissima. Si tratta di un Sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Costruita nell’epoca romana con diverse fortificazioni a protezione dell’impero. L’attrazione principale del sito è la Chiesa di Santo Stefano al cui interno ci sono dei bellissimi mosaici ben conservati.

Wadi Mujib

“Il Grand Canyon della Giordania”. Basta questa definizione per far capire la maestosità di questa zona. Dalla strada si gode di un panorama che lascia letteralmente senza parole.

Al-Karak

Antica roccaforte crociata. Fu teatro di una leggendaria battaglia tra i crociati e le armate musulmane di Saladino. È una delle attrazioni principali della Giordania.

Castello di Shobak (Montreal)

Affascinante castello, anticamente chiamato Mons Realis o Montagna Reale, fatto costruire dal re crociato Baldovino I e successivamente occupato dai Mamelucchi.

Petra

Antica città nabatea nascosta tra i canyon, scoperta da Johann Ludwig Burckhardt nel XIX secolo dopo essersi travestito da beduino per accedere in quest’area altrimenti impossibile da raggiungere. Proclamata come una della “Sette Nuove Meraviglie del Mondo” è il sito più visitato della Giordania. L’attrazione più famosa è il Tesoro (Al Khazneh), la porta scavata nella roccia che si vede in ogni foto su Petra. Da non bisogna perdere altri luoghi come il Monastero (Al Deir), l’Altura del Sacrificio (Al Madbah), le Tombe Reali. Poco distante dal sito c’è anche la Piccola Petra molto bella e poco visitata. Inoltre è possibile visitare Petra di notte con tour organizzati in giorni e orari prestabiliti.

Wadi Rum

Questa regione è nota grazie a Thomas Edward Lawrence conosciuto meglio come Lawrence d’Arabia che abitò qui durante la Rivolta Araba nel 1917. Il “Wadi Rum” è un Deserto roccioso in cui trascorrere mezza giornata o una nottata alloggiando presso i villaggi beduini o campi tendati. È un’area protetta e per ogni escursione bisogna rivolgersi al centro visitatori. Ci sono anche tour abusivi in cui si risparmia ma in caso di incidenti o quant’altro non sarete tutelati né assicurati. A voi la scelta. Consiglio di non perdervi la Sorgente di Lawrence, il Tempio Nabateo e la Casa di Lawrence.

Aqaba

Tappa per gli amanti di snorkeling ed immersione, comoda per chi vuole visitare solamente il Wadi Rum e Petra. È una località di villeggiatura per i giordani essendo l’unica città con sbocco sul mare aperto.

Mar Morto

Il Mar Morto è il punto più basso della Terra e anche uno dei più caldi. L’alta concentrazione del sale presente nell’acqua permette di galleggiare molto facilmente e la maggior parte delle persone si diverte a scattare foto che li ritraggono seduti sull’acqua mentre leggono un giornale. Esistono delle spiagge libere ma sono sconsigliate essendo sprovviste di docce per rimuovere il sale dalla pelle. Pagando invece un ingresso nei vari resort è possibile accedere alle spiagge e godere di una bella doccia. Personalmente sono stato nella spiaggia dell’Amman Beach Resort.

Jerash

Gerasa in epoca romana, è uno dei siti romani più famosi e meglio conservati in Medio Oriente. Imperdibile per gli amanti della storia. Qui si trova una città vera e propria dal Foro, l’Agorà, ben due Teatri, l’Ippodromo ed è possibile vedere e percorrere sia il Cardo Massimo che il Decumano, le due strade principali costruite dai romani. La bellezza e conservazione di questo sito permette di rivivere con l’immaginazione la vita di quell’epoca. Alcuni chiamano Jerash come la “Pompei dell’Asia”.

Castello di Ajloun

Fortezza costruita da un generale di Saladino contro i crociati. Facile da raggiungere se si visita la città di Jerash.

Amman

Capitale della Giordania e città moderna. Di storico conserva il Teatro Romano situato in centro e la Cittadella che sorge sulla collina più alta. Interessante anche il Museo della Giordania e la Moschea di Re Abdullah e il Suq della frutta e verdura per vivere un’esperienza a contatto con la vita quotidiana della gente del posto.

Alla scoperta di Bruxelles

Partito da Bergamo con un volo low cost, atterro all’aeroporto di Charleroi. La soluzione più economica per raggiungere il centro di Bruxelles è il bus della Flibco che parte ogni mezz’ora e raggiunge la stazione Bruxelles-Midi in un’ora.

La visita della città non può non iniziare dal suo punto più fotografato e famoso. La Grand Place è a mio avviso una delle piazze più belle ed affascinanti al mondo. E’ il cuore storico e commerciale della capitale belga e contiene numerosi edifici come:

  • Hotel de Ville, sede del Comune;
  • Maison du Roi, casa del Re al cui interno vi è il museo della città;
  • Maison des Ducs de Brabant;
  • Le Pigeon, casa dove visse Victor Hugo;
  • Le Renard, Le Cornet e Le Roy d’Espagne. Quest’ultimo è il bar più famoso della piazza.

Girovagando per le vie del centro noto che numerose persone fotografano due buffe statue. Si chiamano Manneken Pis e Jeanneke-Pis. La prima è una statua alta 50 cm che raffigura un bambino nudo che urina dall’alto di una fontana. La seconda, invece, è la versione femminile del Manneken Pis.

Tappa successiva è il Quartiere Europeo che raggiungo a piedi passando prima attraverso il Parc de Bruxelles con al suo interno il Palazzo Reale. Breve sosta nel parco per poi incamminarmi verso il Parlamento Europeo.

Lontano dal centro città, invece, si trova il monumento simbolo di Bruxelles: L’Atomium, costruito per l’EXPO del 1958. E’ possibile passeggiare tra i tubi e le sfere della costruzione e visitare al suo interno un’esposizione permanente sulla storia di questa attrazione.

Vicino all’Atomium ci sono anche il parco Mini Europa e lo Stadio Re Baldovino tristemente conosciuto come Stadio Heysel.

Infine per gli appassionati di fumetti è possibile visitare il Centre Belge de la Bande Dessinée in cui si rende omaggio soprattutto a Tintin.

Purtroppo non ho avuto tempo di visitare il Parco del Cinquantenario anch’esso annoverato tra le cose da vedere in città. Sarà sicuramente per la prossima volta!

Libano: La “Svizzera” del Medio Oriente

Con qualche timore per le recenti proteste scoppiate in tutto il Libano contro la corruzione del governo, parto per Beirut. Piccola nazione del Medio Oriente definita come “la Svizzera del Medio Oriente”. La capitale Beirut si è sviluppata ispirandosi all’occidente con lussuosi grattacieli, negozi e ristoranti. Nel 1975 il Paese venne colpito da una guerra civile tra musulmani e cristiani che terminò nel 1990.

Dall’aeroporto internazionale di Beirut – Rafic Hariri non ci sono collegamenti per il centro città. Scelgo l’opzione “White Taxi”. Le principali strade della città sono bloccate e chiuse dai manifestanti. Imponente il dispiego di forze dell’ordine e dell’esercito per le strade. Scenario da guerra ma gli animi sembrano ancora calmi. Con qualche difficoltà, infine, arrivo nel quartiere Geitawi dove alloggerò.

Cosa vedere a Beirut?

Downtown: la visita della città non può non partire da qui.

  • Beirut Souk che però non ha nulla a che vedere coi normali souk arabi;
  • Nejmeh Place o Place de l’Étoile in cui si trova uno dei simboli della città: la torre dell’orologio (Rolex), eredità francese;
  • I bagni romani;
  • La Moschea di Mohammad Al-Amin con la sua grande cupola di colore blu;
  • The blob, chiamato anche Beirut Dome o The Egg: edificio di fronte alla moschea.

Gemmayze: quartiere bohémien con vecchie case e bei locali

  • Via Gouraud;
  • St. Nicolas Stairs scalinata che porta al palazzo più bello della città: il Sursock Palace;
  • Sursock Palace: museo di arte moderna e contemporanea.

Terminata la visita al Sursock Palace consiglio di camminare in una zona residenziale molto calma. Perdetevi tra le vie del quartiere Achrafieh.

Tappa successiva e una delle principali attrazioni di Beirut è la “Casa Gialla” o “Barakat Building” o “Beit Beirut”. Bellissimo palazzo un tempo abitato da famiglie della classe media. Edificio rimasto miracolosamente integro che mette in evidenza i segni della guerra civile. Durante il conflitto che ha investito il Libano dal 1975 al 1990, la città di Beirut fu divisa in 2 dalla Green Line: a est la parte cristiana e a ovest quella musulmana. Era un confine con posti di blocco e cecchini sui tetti. La “Beit Beirut” si trovava proprio lungo quel confine e faceva da posto di controllo e base per i cecchini.

Beirut possiede inoltre un interessantissimo Museo Archeologico Nazionale. A mio avviso tappa imperdibile e luogo dove ricaricare le energie in vista della prossima dispendiosa tappa.

Eccomi all’ultima attrazione della città. Raggiungo a piedi il vivace quartiere Hamra dopo una lunghissima camminata. Sul lungomare di Beirut, chiamato Corniche, si trovano le “Pigeon Rocks”, meravigliosi faraglioni da cui ammirare il tramonto.

Se siete amanti della vita notturna vi suggerisco di andare in Armenia Street. Qui locali, party ed alcool non mancano.

Biblo

Dopo aver visitato la capitale libanese, chiedo informazioni su come raggiungere la città di Biblo situata a una quarantina di km a nord di Beirut. Per colpa delle proteste non ci sono pullman diretti e mi consigliano di fermare minibus per strada diretti verso il nord del paese. Dopo poco più di 2 ore controllo la posizione dal GPS e mi faccio lasciare a bordo strada per proseguire a piedi.

Eccomi finalmente a Biblo o Jbeil in arabo. Si tratta di un antichissima città sulla costa del Libano. Qui vi sono le più antiche testimonianze archeologiche dell’era fenicia. Per questo motivo questa città è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.

Il Libano si è rivelata una bellissima scoperto. Purtroppo al momento non è consigliabile visitarlo ma spero che questa magnifica terra torni a splendere e a vivere nella calma che merita.

Dall’Oceano Pacifico all’Oceano Atlantico

18/01 – 09/02 2019

Da anni sognavo un avventura simile, che mi mettesse alla prova fisicamente e mentalmente. Stavolta la scelta è ricaduta sul Sud America. Partirò da Lima (affacciata sull’Oceano Pacifico), attraverserò le imponenti Ande e finirò a Rio de Janeiro (Oceano Atlantico).

18/01 Perù – Lima

Dopo 15 ore di volo incluso lo scalo a Parigi, atterro finalmente a Lima. E’tardi e la capitale del Perù di notte è una dei luoghi più pericolosi al mondo. Uso Uber per raggiungere l’ostello che si trova nel distretto Miraflores. Voglio solo riposare ma quando entro nella camera prenotata trovo 3 ragazze canadesi che mi dicono: “ce ne andiamo perché la camera è infestata da bedbugs”. Conosciute come cimici da letto, creano fastidiosissimi pruriti alla pelle. Cambio camera, controllo che sia pulita e finalmente dormo. L’avventura inizia bene…

19/01

Esploro la città con il Lima Walking Tour grazie a Claudia, guida peruviana che organizza questi tour in cambio di una piccolissima mancia. Ritrovo in ostello. Insieme ad altri ragazzi raggiungiamo Plaza San Martin dedicata a José de San Martin liberatore del Perù. Tappa successiva è la via pedonale Jiron de la Union che per molti decenni fu la via più importante della città. Percorrendo questa via, dopo 3 blocchi, arriviamo alla piazza principale di Lima: Plaza Mayor o Plaza de Armas dove si trovano la Cattedrale e il Palazzo del Governo. Sono le 11:30 ed assistiamo al cambio della guardia. Terminata la cerimonia e dopo un rapido giro all’interno della Cattedrale, entriamo nel Choco Museo. Interessante museo del cioccolato dove si può conoscere di più sulla lavorazione e produzione del cioccolato ed assaggiare diversi tipi di creme di cioccolato. Dopo aver deliziato il palato ci dirigiamo verso l’ultima tappa; il Barrio Chino ovvero la Chinatown di Lima. Tutto il centro storico di Lima è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1988.

In serata, da solo, visito la parte nuova della città, il distretto di Miraflores passando per il Parque del Amor arrivando al centro commerciale Larcomar che offre un bellissimo panorama sull’Oceano Pacifico e sulle spiagge di questa città. La visione dell’Oceano sigla ufficialmente l’inizio della mia avventura.

Merita una visita anche il quartiere Barranco, il più artistico nonché il più rinomato per i suoi locali notturni. Qui si trova anche il famoso Puente de los Suspiros.

20/01 Isole Ballestas

A poco più di 3 ore di autobus da Lima si trova Paracas, meta ideale per chi come me volesse pianificare un giro alle Isole Ballestas, santuario per la fauna marina vista la presenza di numerosi animali quali: pinguini di Humboldt, leoni marini, otarie orsine e la tenerissima sula piedi azzurri. Un enorme geoglifo presente su un isola desta la curiosità di tutte le persone presenti al tour. Si tratta di un candelabro o tridente del diametro di 120m e si pensa abbia a che fare con le linee di Nazca. I tour durano un paio d’ore e partono dal porto di Paracas. Rientrato da questa meravigliosa escursione, raggiungo l’ostello e aspetto il bus che mi porterà a visitare la Riserva Nazionale di Paracas. Vasta area di deserto, flora, fauna e di una porzione di mare. Attrazione principale della Riserva era la cattedrale che purtroppo a causa di un terremoto nel 2007 crollò. Era una delle immagini più fotografate del Perù. Si trattava di un’enorme formazione rocciosa con forma che ricordava le cupole delle cattedrali. Ora si possono vedere solo i resti. Comunque la vista sull’oceano resta mozzafiato anche senza cattedrale. Alla sera esco e resto nella zona del porto per assaggiare il piatto più famoso del Perù: il ceviche. Un piatto a base di pesce crudo marinato con il succo del tumbo, un frutto acido che cresce nell’Amazzonia. Sinceramente questo piatto non mi è piaciuto in quanto il succo è troppo acido e non amo particolarmente il pesce crudo. Ma è molto apprezzato dai turisti. Sicuramente da provare.

21/01 Nazca

Stamattina mi toccano altre 4 ore di autobus per raggiungere Nazca. Località conosciuta al mondo per le Linee di Nazca, grandi geoglifi tracciati su terreno sabbioso dalla popolazione Nazca e che sono visibili solo dal cielo. Così non appena arrivo giro diverse agenzie per prenotare il volo su queste linee. Bisogna contrattare. La prima agenzia mi chiede 100$ ma è troppo così con un po’ di pazienza trovo per 60$. Il volo è per domani mattina così passo la giornata ad esplorare il centro cittadino ma capisco presto che non c’è nulla di speciale e che qui si vive di principalmente grazie alle linee.

22/01 Il mistero Nazca

Volo con un piccolo CESSNA da 6 posti della compagnia AeroParacas. E’ la prima volta che prendo un aereo simile ma la giornata è limpida e il tempo meraviglioso. Sorvoliamo la maggior parte delle linee. Mi stupisco della grandezza dei disegni e della loro longevità.  Si tratta di linee e disegni tracciati tra il 300 a.C. e il 500 d.C. I più grandi raggiungono anche dimensioni di 200m. In totale sono 13mila linee e 800 disegni di animali. Grazie a questo volo vedo i più famosi come: l’astronauta, la balena, la scimmia, il condor, il colibrì, il ragno e tanti altri. L’Unesco le ha dichiarate Patrimonio dell’umanità e l’accesso alla zona è proibito. Si possono ammirare solo grazie a una torretta che permette di vedere un paio di disegni oppure come ho fatto io con un aereo di piccole dimensioni. Ovviamente la mia scelta è la più costosa ma è l’unico modo per vedere bene questo spettacolo. Molte teorie complottiste dicono che i geoglifi sono opera degli alieni. Un dubbio viene dopo averle viste.

Oltre a queste linee, Nazca offre diverse attrazioni da visitare come il cimitero di Chauchilla situato a 30km dalla città che contiene mummie e frammenti di ceramica risalenti al periodo della civiltà Nazca e l’acquedotto di Cantayo che consiste in un sistema sotterraneo di condotte tuttora funzionante che serve per portare acqua dalle alture circostanti alla città.

Alle 20 parte l’autobus per Cuzco. Mi siedo davanti alla stazione dei bus e noto una signora che vende bibite. E’ molto stanca. La aiuto a raccogliere la merce, mi dice che finalmente va a casa e mi augura un buon viaggio. Adoro il contatto con la gente del posto e vedendo la sua stanchezza mi fa capire quanto sono fortunato a poter viaggiare.

23/01 Cuzco – l’ombelico del mondo

Dopo 14 ore di autobus, arrivo a Cuzco. Mi rendo subito conto di essere in un posto molto frequentato da turisti. Strade pulite, verde rigoglioso ai lati delle strade e ovunque sono presenti cartelli con scritto: Benvenuti a Cuzco, l’ombelico del mondo.

A Cuzco vive la cultura millenaria del Perù e a mio avviso è uno dei luoghi imperdibili di questo meraviglioso Paese. Il nome della città, in lingua quechua significa appunto “ombelico del mondo”. Antica capitale dell’impero Inca. Dal 1983 è diventata Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo essere stato a Lima e quindi sul livello del mare, ora mi trovo a circa 3400m sopra il livello del mare.

Questa sera ho il meeting con l’agenzia con cui ho prenotato l’inka trail di 2 giorni per raggiungere Machu Picchu e sfrutto queste poche ore a disposizione per esplorare il centro di Cuzco. E’ evidente la forte influenza dell’architettura spagnola. Visito Plaza de Armas, principale piazza della città circondata da colline. Qui si trova la bellissima Cattedrale (Catedral Basilica de la Virgen de la Asuncion). Cattedrale voluta dagli spagnoli e costruita intrecciando lo stile barocco con quello rinascimentale tra il 1560 e il 1664.

24/01 Road to Machu Picchu

5:20 del mattino. Arriva l’autista davanti all’ostello. Un’ora e mezza di strada per raggiungere la stazione dei treni di Ollantaytambo dove partirà il mio treno. La maggior parte della gente scenderà alla stazione di Aguas Calientes mentre io dovrò scendere alla prima fermata, al Km 104 dove la mia guida Alvina mi aspetterà. Arrivo al punto di ritrovo alle 8:30 ma di Alvina nessuna traccia. Aspetto, solo, in mezzo alla natura. Mi siedo e inizio a viaggiare con la mente. Chissà come doveva essere bello vivere in questo paesaggio surreale. Il silenzio che mi circonda viene poi interrotto da una voce che pronuncia il mio nome. Ecco Alvina, donna peruviana, bassa e molto sorridente. Parla benissimo l’inglese ma le chiedo di parlare in spagnolo. Mi piacerebbe tanto impararlo e voglio sfruttare questi due giorni di trekking per imparare qualcosa.

Inizia il trekking. Attraversiamo un ponte pedonale sul fiume Urubamba. Alla fine del ponte ci sono delle guardie che controllano i documenti e permessi del trekking. Senza permessi e guida non è possibile passare. Per questo motivo anche io mi sono rivolto ad un agenzia del posto per farlo. Tutto ok. Si parte.  Dopo pochi minuti ci troviamo subito all’interno di un sito archeologico Inca: Chachabamba. In lingua quechua significa “Valle degli Alberi”. Potete immaginare il perché. Siamo a circa 2100m di altitudine. Si trattava di un centro religioso dove eseguire cerimonie dedicate a Madre Terra (Pacha Mama). All’interno della costruzione si trova un bell’altare scolpito sulla pietra.

Riprendiamo il cammino e ammiriamo la bellezza di diverse decine di orchidee diverse. Dopo qualche ora di fatica, arriviamo al secondo sito archeologico: Winay Wayna (sempre giovane) questo sito Inca è composto da case superiori e inferiori unite da scale. Trovandosi su una collina vi sono numerose piccole terrazze. Il colpo d’occhio è meraviglioso. Solo con il trekking è possibile visitare questi luoghi nascosti nella natura.

L’ultimo sito visitabile prima di arrivare a Machu Picchu si chiama Intipata (Terrazze Solari). Si tratta di un complesso principalmente ad uso agricolo con poche costruzioni. Si pensa che venisse utilizzato per integrare l’approvvigionamento di cibo per Machu Picchu.

Riprendiamo il cammino e arriviamo finalmente alla Porta del Sole (Intipunku). Questa porta segna la fine del Cammino Inca o Inka Trail. Alvina mi dice che mancano solo 45 minuti di discesa per arrivare alla meta tanto sognata, a Machu Picchu.

Così dopo oltre 6 ore di camminate, soste e visite a siti archeologici Inca, Machu Picchu si materializza davanti ai nostri occhi. L’emozione prende il sopravvento. All’improvviso non sento più la fatica e l’adrenalina mi fa correre come un bambino. Alvina mi guarda ridendo ma non sa che questo era il mio sogno, realizzato grazie a molti sacrifici. Sono a Machu Picchu. Io e pochissime altre persone. Infatti con il trekking si arriva a Machu Picchu nel pomeriggio. Sono le 16:30 e le visite sono quasi tutte concentrate alla mattina presto. Alvina si avvicina e mi dice: Luigi prenditi il tuo tempo e goditi questo momento.

Machu Picchu – Meraviglia del mondo

Nel 1922, l’esploratore e archeologo statunitense Hiram Bingham scoprì Machu Picchu (in lingua quechua: Montagna Vecchia), misteriosa città inca situata sulle Ande peruviane, nella valle dell’Urubamba a 2430m sul livello del mare. Costruita come un nido d’aquila, all’ombra dell’Huayna Picchu (Vetta Giovane). Gli spagnoli che conquistarono il Perù per quasi tre secoli non scoprirono mai questa città. Non è ancora chiaro il significato di questo luogo. Venne costruita intorno al 1450 e solo un secolo dopo abbandonata. Il complesso è diviso in due parti: una agricola, piena di terrazze costruite sui lati della montagna e collegati da un sofisticato sistema di irrigazione; l’altra urbana dove si trovano le abitazioni, gli edifici religiosi e i palazzi. I monumenti più importanti e che destano maggiore attenzione da parte dei turisti sono il Tempio del Sole, la Residenza Reale e la Piazza Sacra dove si trovano anche il Tempio Principale e il Tempio delle Tre Finestre. Machu Picchu fa parte delle 7 meraviglie del mondo moderno.

25/01

Alvina mi aspetta alle 8 nella piazza di Aguas Calientes, cittadina costruita apposta per turismo. Si trova ai piedi di Machu Picchu. Ci voleva un letto comodo per riprendermi dai dolori del post trekking. Stamattina si torna dentro a Machu Picchu, ingresso gratuito per chi fa l’Inka Trek di due giorni. In serata ritorno a Cuzco per organizzare i prossimi spostamenti.

26/01 Montana de Siete Colores

Euforico per aver realizzato il mio sogno , decido di andare a visitare un’altra perla del Perù: la Montagna Arcobaleno. Leggermente affaticato mi aspetta un’altra dura giornata. 2h di Minivan ed arrivo al punto di partenza di questo nuovo trekking. Si parte dai 4500m. Sono circondato da altissime montagne. Vedo per la prima volta in Sud America le vette coi ghiacciai. Qui ci sono molte vette che superano anche i 6000m. Il mio gruppo procede molto lento e decido di camminare per conto mio. Impiego 1h30’ per arrivare in cima al Mirador. La mia bussola segna  5068m di altitudine. In questa ora e mezza il tempo è cambiato diverse volte alternando pioggia, grandine e sole. Fortunatamente arrivando in cima esce il sole e la Montagna Arcobaleno è lì che mostra tutto il suo splendore. Il vero nome della montagna è Vinicunca ma viene chiamata arcobaleno perché è caratterizzata da striature verticali di 7 colori diversi. E’ una montagna che fa parte della catena montuosa delle Ande e raggiunge i 5200m di altezza. Il fenomeno dei 7 colori è dovuto alla presenza dei numerosi minerali presenti nella zona che nel corso di milioni di anni si sono depositati e accumulati nel terreno.  I colori sono causati da:

  • Ossido di ferro : rosso
  • Manganese: rosa
  • Zolfo: giallo
  • Carbonato di Calcio (Marna): bianco
  • Ossidazione del Rame: blu-verde
  • Composto di roccia e magnesio: marrone
  • Granito: nero

Si arriva in cima dopo molta fatica perché a questa altitudine si sente la mancanza di ossigeno ma con molta forza di volontà la fatica verrà ripagata da questo spettacolo della natura.

27/01 – 28/01 Lago Titicaca

8 ore di autobus per arrivare al terminal terrestre di Puno. Raggiungo a piedi l’ostello e senza perdere tempo torno subito in strada. Ho troppa voglia di andare a vedere il Lago Titicaca. Sin da piccolo sono stato fan delle spedizioni di Overland con quei grossi camion hanno raggiunto ogni parte della Terra. Mi colpì in particolare la spedizione in Perù e sul Lago Titicaca. Ora mi trovo qui!

Il Lago Titicaca è il lago navigabile più alto al mondo. Si trova ad un altitudine di 3800m ed attraversa un’area di oltre 8000 chilometri quadrati con una profondità massima di 281m. Situato al confine tra Perù e Bolivia, contiene numerosi isolotti galleggianti simili a zattere galleggianti sul lago. Isole artificiali costruite dagli antichi Uros, prendono il nome da questi ultimi e sono costruite con canne di tortora e ancorate al fondo del lago.

Oltre alle isole artificiali vi sono anche 41 isole vere e proprie come la Isla del Sol che conserva reperti archeologici Inca e l’Isola di Taquile. Qui non ci sono automobili e la popolazione vive ancora come in passato. Numerose escursioni portano qui dove si può passare l’intera giornata e dormire nelle case delle famiglie del posto.

29/01 Prima frontiera – Bolivia

E’ mattina, salgo sull’autobus diretto a La Paz in Bolivia. Lungo il percorso costeggiamo un pezzo di Lago Titicaca e resto incollato al finestrino a godermi lo spettacolo. Facciamo una sosta prima del confine per andare in bagno e cambiare i soldi in Bolivianos. Arrivati al confine rimango stupito per l’ottima organizzazione. Infatti c’è solo un ufficio dove timbrare l’uscita dal Perù e immediatamente l’ingresso per la Bolivia. Mi aspettavo lunghe code e invece passiamo in fretta.

Arrivo a La Paz. Il nome ufficiale è Nuestra Senora deLa Paz ma a tutti è conosciuta semplicemente come La Paz. La città è circondata da montagne e la città crescendo si è sviluppata anche sulle colline. Si passa dai 3200 ai 4100m. E’ considerata la metropoli più alta del mondo e nel 2015 è stata riconosciuta come una delle nuove Sette Città Meraviglia.

Visto il traffico caotico nelle strade dovute ai sali scendi della città, il modo più comodo e veloce per raggiungere il distretto El Alto è utilizzando la Teleferica, moderna ed economica cabinovia. In molti indicano La Paz come capitale della Bolivia ma in realtà qui c’è la sede del Governo e del potere legislativo e esecutivo mentre la sede del potere giudiziario e capitale vera e propria è Sucre.

30/01

Partecipo anche qui al free walking tour. Appuntamento con Karina a Plaza Mayor de San Francisco. Prima tappa è il mercato delle streghe (Witch Market) dove si trovano diverse case esoteriche in cui si possono acquistare prodotti che noi definiremmo assurdi. Bibite per sottomettere il proprio partner, prodotti per curare malattie oppure semplicemente per avere più fortuna. Proseguiamo la camminata e passiamo di fianco alla prigione San Pedro. Famosa in quanto all’interno non vi sono guardie. Si tratta di un carcere autogestito dai detenuti che fanno pagare una tariffa per la camera ai nuovi arrivati. Al suo interno si effettuano elezioni per decidere chi comanda. Le autorità restano solo all’esterno, situazione che la rende unica al mondo e viene appoggiata anche dal Governo Boliviano. Arriviamo infine in Plaza Murillo, piazza principale della città dove si trovano il Palazzo Presidenziale, il Congresso Nazionale e la Cattedrale di Nostra Signora della Pace. Ci troviamo nella parte vecchia della città, detta Casco Viejo.

31/01 Salar de Uyuni

Partito ieri sera per raggiungere Uyuni, arrivo a destinazione alle 6 di mattina dopo 10 ore di bus notturno. Per fortuna ho dormito quasi tutto il viaggio. Uyuni si presenta come una piccola cittadina un po’ spenta, bruttina, conosciuta grazie all’immenso deserto salato, la più grande distesa di sale al mondo. Passeggiando trovo un uomo che mi propone l’escursione a un prezzo stracciato rispetto ad altre agenzie. Chiedo ad altre persone e mi dicono di stare tranquillo e che mi posso fidare. Aggiudicato.

Partenza alle 10:30 con Jeep. La prima tappa del tour consiste nella visita del “Cementerio de Trenes”, cimitero dei treni che furono utilizzati per l’estrazione dei minerali presenti nella zona.

Nella seconda tappa ci viene mostrata la tecnica di estrazione e confezionamento del sale. Siamo a Colchani, paesino con sole bancarelle prima dell’ingresso al deserto. Inizia a diluviare in maniera impressionante e temiamo di dover sospendere la nostra escursione. Dopo una mezz’ora la pioggia si ferma e proviamo lo stesso ad entrare nel deserto. E’ allagato ma l’autista della Jeep dice che siamo fortunati. Con la pioggia il deserto riflette il cielo e sembra di essere in paradiso, in un altro mondo. E’ la verità, lo spettacolo che compare ai nostri occhi è indescrivibile. Non si vede confine tra suolo e cielo. Scendo dall’auto e sembra di camminare tra le nuvole. Terminate le foto di rito raggiungiamo l’ultima tappa: l’Hotel de Sal o Hotel di sale. In passato venne usato appunto come hotel ma visto l’inquinamento che provocava ospitando gente, fu convertito a museo. Inoltre qui, nel 2015, passò una tappa della famosissima Dakar.

Purtroppo per colpa del maltempo non possiamo godere del tramonto sul deserto. Evento molto richiesto dalla gente. Ma mi ritengo soddisfatto della giornata e faccio rientro a Uyuni poco prima di cena.

01/02

Rientro a La Paz dopo aver cambiato pullman ad Oruro. Finalmente sono finite le infinite ore dei pullman. Con tutta la stanchezza accumulata, passo la giornata in ostello a riposare e programmare le prossime tappe.

02/02 Bem-vindo ao Brasil

Atterro a Rio de Janeiro. Vengo subito avvolto dal caldo dell’estate brasiliana. 33 gradi, si suda stando fermi. Soggiorno in città solo una notte e decido di farlo nel quartiere Santa Teresa. Zona non molto tranquilla ma vicina all’aeroporto.

03/02

Poco meno di 2 ore di volo da Rio, arrivo a Foz do Iguazu , punto strategico per visitare le cascate. Le Cascate Iguazu si trovano al confine tra Brasile e Argentina. Ma c’è un’altra frontiera vicinissima: quella col Paraguay.

Lascio le mie cose all’ostello e raggiungo a piedi il confine col Paraguay. Dopo 15 km a piedi, raggiungo il ponte che attraversa il fiume Rio Paranà, confine naturale tra i due paesi. Mi trovo a Ciudad del Este, città dello shopping molto economico rispetto ai prezzi del Brasile. Ma molti dicono che la qualità è molto scarsa. C’è un traffico pazzesco di auto e per questo ho optato la soluzione a piedi.

04/02 Cascate Iguazu, una delle sette Meraviglie del Mondo Naturali

Il modo più economico per visitare le cascate è andarci per proprio conto. Oggi sono diretto alle cascate lato argentino. Prendo il bus diretto che ferma però alla dogana per permettere alla gente di mettere il timbro di uscita dal Brasile e ingresso in Argentina. Terminata questa formalità, risalgo sul bus e arrivo a destinazione: Puerto Iguazù. Qui devo cambiare bus e prendere quello diretto alle “cataratas”.

Ingresso al parco nazionale 700 pesos argentini (circa 16€). Percorro a piedi tutti i percorsi esistenti:

  • Paseo Inferior: Questo percorso permette di camminare a contatto con la natura e la fauna del parco a pochissimi passi dai salti delle cascate;
  • Paseo Superior: Consiste in una passeggiata su passerelle pianeggianti sul fiume Rio Iguazù superiore. Qui è possibile vedere i più famosi salti: Bosetti, Adàn ed Eva, Bernabè Mendez, Mbiguà, Dos Hermanas e il maestoso San Martin;
  • Garganta del Diablo: Questo percorso permette di avvicinarsi il più possibile all’imponente salto chiamato Garganta del Diablo con i suoi oltre 80m di caduta.

05/02

Torno alla stessa fermata del bus di ieri ma stavolta salgo su quello per le cascate dal lato brasiliano. Bisogna prendere il bus diretto all’aeroporto. Anche qui l’ingresso al parco nazionale è di circa 16€ (70BRL). A differenza del parco del lato argentino, l’unica possibilità per visitare il parco è con un bus incluso nel prezzo del biglietto. Ci sono varie fermate ma per visitare bisogna pagare un sovrapprezzo. La cosa mi stupisce molto. Scendo all’ultima fermata, dove tutti i turisti scendono. Subito davanti a me appaiono le cascate, in lontananza ma in tutto il loro splendore. 275 cascate, una natura rigogliosa e meravigliosa, un coato che sbuca tra gli alberi e un arcobaleno per completare l’opera. Cos’altro chiedere?

In questo parco c’è solo un percorso da effettuare a piedi. Percorso che permette di arrivare proprio sotto alle cascate. Il rumore è assordante e la vicinanza ai salti d’acqua mi rende bagnato fradicio ma ne vale la pena. Starei qui ore ed ore ad osservare la potenza della natura.

06/02 – 09/02

Dopo i meravigliosi giorni a contatto con la natura, ritorno nella città, nel traffico e nell’inquinamento. Stavolta alloggio a Copacabana. Zona più tranquilla a livello turistico e molto più frequentata dai giovani.

Ci sono molte cose da visitare a Rio de Janeiro ma quella che voglio fare prima di tutto è visitare una favela. Per motivi di sicurezza non è possibile entrare da soli nelle favelas ma ci si deve rivolgere ad alcune agenzie ammesse all’interno. Decido di rivolgermi a “Be a Local Tours”.

La guida mi porta a visitare la favela Rocinha. Si tratta della più grande baraccopoli della città con oltre 100000 abitanti. Qui è allarmante la presenza dei trafficanti di droga che dettano legge al suo interno tenendo in scacco la popolazione. Inoltre le condizioni igienico-sanitarie sono pessime. Sovraffollamento e umidità favoriscono malattie come tubercolosi, colera, meningiti. Diffusissimo l’uso dell’amianto e il sistema fognario è praticamente assente. Sono presenti molti volontari che aiutano i bambini a scuola e cercano di insegnare alle persone del posto qualche mestiere. Grazie a questo molte persone vanno in città a raccogliere lattine da rivendere alle ditte che riciclano per guadagnare quel poco che serve per mangiare.

Al ritorno dalla favela, cambio strada per raggiungere il Museo do Amanha o museo del domani. Interessante museo che parla dei cambi climatici e delle conseguenze climatiche nel nostro Pianeta. Per gli appassionati di calcio come me, immancabile la visita a uno dei templi del calcio: lo Stadio Maracanà ora rinominato Estadio Jornalista Màrio Filho.

Inizia ora la mia visita alle attrazioni turistiche principali di Rio de Janeiro. Eccomi a visitare la mia quarta Meraviglia del Mondo Moderno: Il Cristo Redentore. Situata in cima alla montagna Corcovado, è una statua alta 38m raffigurante Gesù Cristo. Statua raggiungibile con la linea ferroviaria o coi mezzi pubblici, poi a piedi attraverso scale o ascensori e scale mobili.

Tappa successiva è il quartiere Santa Teresa dove ho pernottato la prima notte a Rio de Janeiro. Denominato come uno dei posti più belli al mondo, offre panorami mozzafiato su tutta la città.

Da visitare la caratteristica scalinata “Escadaria Selaron” che collega i quartieri Santa Teresa e Lapa costruita dall’artista cileno Jorge Selaron. Lunga 125m, composta da 250 gradini e decorata con oltre 2000 piastrelle da diversi paesi del mondo. Resa celebre nel mondo anche grazie al video della canzone “Beautiful” di Snoop Dogg con Pharrell Williams girato in parte su questa scalinata.

Merita una visita anche la Cattedrale di San Sebastiano. Dall’esterno appare come una ciminiera, una centrale nucleare ma all’interno è davvero molto bella.

Chiudo in bellezza questa avventura durata 23 giorni e che mi ha visto partire dal mare, attraversare le Ande ed arrivare in Brasile attraversando in tutto 5 paesi.

Cosa di meglio che godersi il tramonto in cima al Pao de Acucar? (Pan di Zucchero).

Kenya, safari e non solo

Uno dei tanti sogni che avevo nel cassetto era quello di fare un safari in Africa. Sogno che ho da quando vidi il Re Leone. Mi ha sempre gasato l’idea di vedere quei meravigliosi animali nel loro habitat naturale: la Savana.

Atterro all’aeroporto di Mombasa, seconda città più grande del Kenya dopo la capitale Nairobi e subito vengo assalito dai procacciatori di turisti che propongono qualsiasi cosa pur di spillare soldi alla gente. Il Kenya è attraversato dall’equatore e il caldo in questa metropoli è davvero insopportabile ed è reso ancora più pesante dall’inquinamento prodotto dai vecchi veicoli in circolazione e dalle numerose fabbriche presenti.

Salgo sul bus che mi porterà a Malindi, località balneare e ricca di villaggi turistici essendo molto vicina alla meta principale del turismo kenyota: Watamu. Ovunque sento parlare italiano e chiedendo in giro mi dicono che qui il turismo è prevalentemente costituito da cittadini italiani.

Arrivato a Malindi prenoto il tanto aspettato safari scegliendo il pacchetto 2 giorni\1 notte dormendo in un lodge presente all’interno della Savana. Avrei preferito pernottare in un campo tendato per vivere un’esperienza a contatto coi rumori della Savana ma purtroppo la pioggia dei giorni precedenti rende impossibile questa opzione.

Il Parco Nazionale dello Tsavo è un’area naturale protetta con una superficie di oltre 21000 km2. Per la sua grandezza è stato a sua volta suddiviso in due parti:

  • Parco Nazionale dello Tsavo Orientale (Tsavo East);
  • Parco Nazionale dello Tsavo Occidentale (Tsavo West)

Il mio pacchetto prevede l’ingresso allo Tsavo East. Giunto con le jeep all’ingresso del parco, pago il biglietto d’accesso al parco direttamente ai ranger presenti e la Savana si presenta subito davanti ai miei occhi nella sua vastità. Nel tragitto osservo immense pianure secche, spinosi cespugli, numerosi arbusti che nelle ore più calde assicurano agli animali un po’ di ombra e riposo ed alcuni stagni paludosi vicini ad un fiume.

In questo parco è possibile vedere i famosi animali soprannominati i “Big Five” che sono: Elefante, leone, leopardo, rinoceronte e bufalo.

Ovviamente sono presenti moltissimi altri animali quali: Ippopotami, ghepardi, giraffe, zebre, antilopi, coccodrilli, iene, gazzelle e svariate specie di uccelli.

L’esperienza del Safari ha soddisfatto le mie aspettative ma è stato molto dispensioso a livello di energie per il caldo soffocante presente nelle ore di punta. La maggior parte degli animali è visibile al mattino presto o in serata ma attenzione che qui il buio è molto pericoloso.

Dopo questa ennesima fatica accumulata in viaggio decido di rilassarmi nelle splendide spiagge di Watamu e Malindi.

In riva al mare è elevato il numero di ragazzi del posto che cantano, ballano, mangiano e vivono senza pensieri. Per ogni cosa rispondono “pole pole” che in lingua swahili significa “piano piano”. Sono persone molto povere ma che si godono meglio la vita rispetto a noi non avendo quello stress che spesso ci porta ad ammalarci. La vita è una e va vissuta appunto senza pensieri.

Hakuna matata!

Prima di lasciare questa meravigliosa terra, ho tempo per visitare una scuola infantile ed un villaggio Masai.

Il ragazzo che ogni mattina mi portava in spiaggia col suo tuk tuk mi aveva promesso di portarmi a visitare il suo piccolo e povero villaggio poco distante dai resort. In cambio mi ha detto semplicemente di comprare qualcosa da mangiare o bere per i bambini. Biscotti, crackers, succhi di frutta che saranno poi divisi equamente dal capovillaggio.

E’ stato un piacere poter assistere a questa scena che mi ha fatto molto riflettere sugli episodi di egoismo a cui sono abituato nella nostra società.

Jambo!

Meravigliosa Cuba

Prima di partire è necessario stipulare un’assicurazione sanitaria riconosciuta dalle autorità cubane che vi coprirà per tutto il viaggio e che vi verrà chiesta prima di imbarcarvi sull’aereo. Inoltre bisogna essere in possesso della Tarjeta Turistica del costo di 25 € acquistabile tramite l’ambasciata o consolato cubano in Italia oppure in qualsiasi agenzia di viaggi che svolge queste pratiche.

A Cuba esistono due differenti valute: una ufficiale chiamata Peso Cubano o Moneda Nacional (CUP) e la moneta turistica chiamata Peso Convertibile (CUC). 1 CUC = 24 CUP; 1€ = 1,20 CUC. A Cuba sono diffusissime le Casa Particular, strutture a conduzione familiare dove dormire spendendo veramente poco.

L’aeroporto internazionale José Martì de l’Avana è collegato al centro città grazie ai numerosi taxi presenti che chiedono sui 25-30 CUC ed impiegano circa 15-20 minuti.

L’AVANA

Casa Colonial II 20 CUC/notte (2 notti);                                                          Hostal Faraona 20 CUC/notte (1 notte).

L’Avana è la capitale della Repubblica di Cuba ed è suddivisa in 5 principali quartieri:

1) Habana Vieja: è la zona vecchia, centro storico dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1982 situata tra il porto e il centro. Qui si trovano le 4 principali piazze della città: Plaza de Armas, Plaza de la Catedral, Plaza de San Francisco e Plaza Vieja. Altre attrazioni sono: Catedral  de la Virgen Maria de la Concepcion Inmaculada, Calle Obispo, Calle Mercaderes, Museo del Rum, El Templete, Castillo Real de la Fuerza, Bodeguita del Medio (dove nacque il Mojito) e il Floridita (dove nacque il Daiquiri);

Catedral de la Habana
Plaza Vieja

2) Centro Habana: Tappa obbligatoria, quartiere che ospita importanti edifici quali il Capitolio Nacional de Cuba, il Museo Nacional de Bellas Artes, il Museo de la Revolucion, il Castillo de San Salvador de la Punta, il Paseo de Martì (ex Paseo del Prado) e il lungomare Malecon;

Capitolio Nacional de Cuba

3) Vedado: Zona con grande ambiente americano con grattacieli in stile Art-Decò come Miami o New York. L’attrazione principale è lo storico Hotel Nacional. Il distretto è diviso in due dal viale Avenida de los Presidentes con bellissimi parchi. Il quartiere si estende fino alla famosissima Plaza de la Revolucion. Merita una visita, lungo il Malecon, l’ambasciata americana riaperta dopo moltissimi anni a causa dell’embargo subìto da Cuba;

Plaza de la Revolucion

4) Miramar: Quartiere residenziale, vi si arriva dalla Quinta Avenida. Qui abitano molte celebrità;

5) Barrio Chino: Quartiere cinese a cui vi si accede dalla solita porta cinese all’inizio di via Dragones. Porta donata dalla Repubblica Popolare Cinese.

Spostarsi da una città all’altra è molto costoso per cui conviene prendere un taxi collettivo, più si è e meno si paga. Alcuni taxi portano fino a 9 persone.

Taxi collettivo Havana – Trinidad 30 CUC (5h)

TRINIDAD

Hostal los Arcos 20 CUC/notte (4 notti)

A mio avviso la città più bella di Cuba, chiamata non a caso città-museo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1988.

Da vedere:

  • Plaza Mayor e Iglesia Mayor de la Santisima Trinidad (Parroquial Mayor);
  • Museo de Historia Municipal (salendo sulla torre si gode di un bellissimo panorama);
  • Casa de la Musica (bar all’aperto con musica dal vivo)

Escursioni imperdibili:

  • Playa Ancon (10km da Trinidad) raggiungibile sia in taxi che noleggiando una bicicletta;
  • Valle de los Ingenios a cavallo e cascata (12,5 CUC)

Taxi collettivo Trinidad – Cienfuegos 10 CUC (1h30)

CIENFUEGOS      

Casa Dona Amalia 15 CUC/notte (1 notte)

Cienfuegos è una città che ricorda la Francia del xix secolo fondata appunto da un immigrato francese (Don Luis D’Clouet). Nel 2005 il centro è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Cosa vedere:

  • Parque Josè Martì con un piccolo Arco di Trionfo
  • Casa della Cultura Benjamin Duarte (Palazzo Ferrer)
  • Catedral de la Purisima Concepcion
  • Museo Storico Provinciale
  • Paseo del Prado
  • Castillo de Jagua (occorre prendere un traghetto per raggiungerlo)
  • Malecon (lungomare) percorribile fino a “la Punta”
Parque José Martì
“La Punta”

Taxi collettivo Cienfuegos – Santa Clara 7,5 CUC (1h 15)

SANTA CLARA

Località famosissima per essere la sede del Mausoleo di Che Guevara. Fu teatro dell’ultima battaglia tra i militari del dittatore Batista e i ribelli comandati da Che Guevara. Da non perdere anche il monumento al Treno Blindato. Il Che ed altri rivoluzionari cubani provocarono il deragliamento di questo treno con a bordo le truppe Batiste ponendo fine alla dittatura stessa, grazie all’utilizzo di una ruspa e di molotov. Il complesso del treno è visitabile spendendo solo 1 CUC. Merita una visita anche il “Boulevard” via pedonale piena di negozi e di pub, il Parque Vidal cuore della città dove ci sono anche il Teatro  la Caridad, il Museo de Artes Decorativas e il Palacio Provincial.

Mausoleo Che Guevara
Boulevard
Treno Blindato

Taxi collettivo Santa Clara – Caibarien 15 CUC

CAIBARIEN

Hostal Calle 12, 15 CUC/notte (3 notti)

Chiamata “La Villa Blanca” (Città Bianca) per le sue spiagge color bianco. Tappa economica e comodissima se si vuole visitare il Cayo Santa Maria, distante 50 km.

Il taxi per raggiungere Cayo Santa Maria costa 50 CUC al giorno. Parte per le 8:30, impiega un’ora per raggiungere la spiaggia e vi aspetta fino alle 16-16:30. Costo ovviamente da dividere in base alle persone trasportate. Vale la pena visitare le due spiagge più belle:

  • Playa Las Gaviotas (4 CUC per l’ingresso): si tratta di un’area protetta
  • Playa Las Terrazas (5 CUC per l’ingresso): include un free drink al bar della spiaggia
Sentiero Playa Las Gaviotas
Playa Las Gaviotas
Playa Las Terrazas

Il lungomare di Caibarien, invece, è molto sporco e puzza tantissimo in quanto vi scaricano direttamente in mare gli scarichi cittadini. Il Cayo è un vero paradiso! La bellezza di questa cittadina è anche data dal fatto che è poco turistica e vi permetterà di vivere un’esperienza incredibile a contatto con la gente del posto. Molti negozi non accettano nemmeno la valuta turistica…

Taxi collettivo Caibarien – Santa Clara 17,5 CUC(1h15)                        Taxi collettivo Santa Clara – L’Avana    27,5 CUC (3h45)                              Taxi Collettivo L’Avana – Vinales 20 CUC (3h)

VINALES

Casa Los Cheveres 15 CUC/notte (2 notti)

Vinales è una piccola cittadina situata nella provincia di Pinar del Rio. Si trova all’interno della Valle de Vinales, una delle più belle al mondo. Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1999. Ottima meta per escursioni a piedi, cavallo o in bicicletta.

Punti di interesse:

  • Casa de la Cultura (nella piazza principale)
  • Museo Municipal Adele Azcuy Labrador (in Calle Salvador Cisneros 15)
  • Parque Nacional Vinales (150 km2 di area protetta)
  • Piantagioni di caffè e tabacco (qui si produce il miglior tabacco del mondo)

A 4 km di distanza da Vinales, passeggiando per un’oretta, si arriva al Mural de la Prehistoria (ingresso 3 CUC), un enorme dipinto che occupa un’intera parete del mogote Dos Hermanas  (180×120 metri). Salendo fino al mirador si può ammirare un bellissimo panorama della valle.

Mural de la Prehistoria
Mirador

Altra escursione molto consigliata: giornata al mare al Cayo Jutias (60 km da Vinales 1h30 di taxi)

Cayo Jutias

Taxi collettivo Vinales – Aeroporto L’Avana 17,5 CUC

Non avrei mai immaginato che Cuba fosse lunga come la penisola italiana. 1500km da un capo all’altro. A Cuba si trova qualsiasi cosa dalla pianura, alle montagne, a migliaia di km di costa con centinaia di spiagge molte delle quali vergini, barriera corallina. Per non parlare della storia e del passato di quest’isola. Cuba è perfetta per ogni tipo di vacanza o avventura si voglia fare, ma visitatela in fretta perché seppur lentamente, anche questo posto magnifico si sta adattando al mondo di oggi.  Sarebbe un peccato perdersi la vera Cuba. Io ci ho lasciato il cuore…