Dall’Oceano Pacifico all’Oceano Atlantico

18/01 – 09/02 2019

Da anni sognavo un avventura simile, che mi mettesse alla prova fisicamente e mentalmente. Stavolta la scelta è ricaduta sul Sud America. Partirò da Lima (affacciata sull’Oceano Pacifico), attraverserò le imponenti Ande e finirò a Rio de Janeiro (Oceano Atlantico).

18/01 Perù – Lima

Dopo 15 ore di volo incluso lo scalo a Parigi, atterro finalmente a Lima. E’tardi e la capitale del Perù di notte è una dei luoghi più pericolosi al mondo. Uso Uber per raggiungere l’ostello che si trova nel distretto Miraflores. Voglio solo riposare ma quando entro nella camera prenotata trovo 3 ragazze canadesi che mi dicono: “ce ne andiamo perché la camera è infestata da bedbugs”. Conosciute come cimici da letto, creano fastidiosissimi pruriti alla pelle. Cambio camera, controllo che sia pulita e finalmente dormo. L’avventura inizia bene…

19/01

Esploro la città con il Lima Walking Tour grazie a Claudia, guida peruviana che organizza questi tour in cambio di una piccolissima mancia. Ritrovo in ostello. Insieme ad altri ragazzi raggiungiamo Plaza San Martin dedicata a José de San Martin liberatore del Perù. Tappa successiva è la via pedonale Jiron de la Union che per molti decenni fu la via più importante della città. Percorrendo questa via, dopo 3 blocchi, arriviamo alla piazza principale di Lima: Plaza Mayor o Plaza de Armas dove si trovano la Cattedrale e il Palazzo del Governo. Sono le 11:30 ed assistiamo al cambio della guardia. Terminata la cerimonia e dopo un rapido giro all’interno della Cattedrale, entriamo nel Choco Museo. Interessante museo del cioccolato dove si può conoscere di più sulla lavorazione e produzione del cioccolato ed assaggiare diversi tipi di creme di cioccolato. Dopo aver deliziato il palato ci dirigiamo verso l’ultima tappa; il Barrio Chino ovvero la Chinatown di Lima. Tutto il centro storico di Lima è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1988.

In serata, da solo, visito la parte nuova della città, il distretto di Miraflores passando per il Parque del Amor arrivando al centro commerciale Larcomar che offre un bellissimo panorama sull’Oceano Pacifico e sulle spiagge di questa città. La visione dell’Oceano sigla ufficialmente l’inizio della mia avventura.

Merita una visita anche il quartiere Barranco, il più artistico nonché il più rinomato per i suoi locali notturni. Qui si trova anche il famoso Puente de los Suspiros.

20/01 Isole Ballestas

A poco più di 3 ore di autobus da Lima si trova Paracas, meta ideale per chi come me volesse pianificare un giro alle Isole Ballestas, santuario per la fauna marina vista la presenza di numerosi animali quali: pinguini di Humboldt, leoni marini, otarie orsine e la tenerissima sula piedi azzurri. Un enorme geoglifo presente su un isola desta la curiosità di tutte le persone presenti al tour. Si tratta di un candelabro o tridente del diametro di 120m e si pensa abbia a che fare con le linee di Nazca. I tour durano un paio d’ore e partono dal porto di Paracas. Rientrato da questa meravigliosa escursione, raggiungo l’ostello e aspetto il bus che mi porterà a visitare la Riserva Nazionale di Paracas. Vasta area di deserto, flora, fauna e di una porzione di mare. Attrazione principale della Riserva era la cattedrale che purtroppo a causa di un terremoto nel 2007 crollò. Era una delle immagini più fotografate del Perù. Si trattava di un’enorme formazione rocciosa con forma che ricordava le cupole delle cattedrali. Ora si possono vedere solo i resti. Comunque la vista sull’oceano resta mozzafiato anche senza cattedrale. Alla sera esco e resto nella zona del porto per assaggiare il piatto più famoso del Perù: il ceviche. Un piatto a base di pesce crudo marinato con il succo del tumbo, un frutto acido che cresce nell’Amazzonia. Sinceramente questo piatto non mi è piaciuto in quanto il succo è troppo acido e non amo particolarmente il pesce crudo. Ma è molto apprezzato dai turisti. Sicuramente da provare.

21/01 Nazca

Stamattina mi toccano altre 4 ore di autobus per raggiungere Nazca. Località conosciuta al mondo per le Linee di Nazca, grandi geoglifi tracciati su terreno sabbioso dalla popolazione Nazca e che sono visibili solo dal cielo. Così non appena arrivo giro diverse agenzie per prenotare il volo su queste linee. Bisogna contrattare. La prima agenzia mi chiede 100$ ma è troppo così con un po’ di pazienza trovo per 60$. Il volo è per domani mattina così passo la giornata ad esplorare il centro cittadino ma capisco presto che non c’è nulla di speciale e che qui si vive di principalmente grazie alle linee.

22/01 Il mistero Nazca

Volo con un piccolo CESSNA da 6 posti della compagnia AeroParacas. E’ la prima volta che prendo un aereo simile ma la giornata è limpida e il tempo meraviglioso. Sorvoliamo la maggior parte delle linee. Mi stupisco della grandezza dei disegni e della loro longevità.  Si tratta di linee e disegni tracciati tra il 300 a.C. e il 500 d.C. I più grandi raggiungono anche dimensioni di 200m. In totale sono 13mila linee e 800 disegni di animali. Grazie a questo volo vedo i più famosi come: l’astronauta, la balena, la scimmia, il condor, il colibrì, il ragno e tanti altri. L’Unesco le ha dichiarate Patrimonio dell’umanità e l’accesso alla zona è proibito. Si possono ammirare solo grazie a una torretta che permette di vedere un paio di disegni oppure come ho fatto io con un aereo di piccole dimensioni. Ovviamente la mia scelta è la più costosa ma è l’unico modo per vedere bene questo spettacolo. Molte teorie complottiste dicono che i geoglifi sono opera degli alieni. Un dubbio viene dopo averle viste.

Oltre a queste linee, Nazca offre diverse attrazioni da visitare come il cimitero di Chauchilla situato a 30km dalla città che contiene mummie e frammenti di ceramica risalenti al periodo della civiltà Nazca e l’acquedotto di Cantayo che consiste in un sistema sotterraneo di condotte tuttora funzionante che serve per portare acqua dalle alture circostanti alla città.

Alle 20 parte l’autobus per Cuzco. Mi siedo davanti alla stazione dei bus e noto una signora che vende bibite. E’ molto stanca. La aiuto a raccogliere la merce, mi dice che finalmente va a casa e mi augura un buon viaggio. Adoro il contatto con la gente del posto e vedendo la sua stanchezza mi fa capire quanto sono fortunato a poter viaggiare.

23/01 Cuzco – l’ombelico del mondo

Dopo 14 ore di autobus, arrivo a Cuzco. Mi rendo subito conto di essere in un posto molto frequentato da turisti. Strade pulite, verde rigoglioso ai lati delle strade e ovunque sono presenti cartelli con scritto: Benvenuti a Cuzco, l’ombelico del mondo.

A Cuzco vive la cultura millenaria del Perù e a mio avviso è uno dei luoghi imperdibili di questo meraviglioso Paese. Il nome della città, in lingua quechua significa appunto “ombelico del mondo”. Antica capitale dell’impero Inca. Dal 1983 è diventata Patrimonio dell’Umanità Unesco. Dopo essere stato a Lima e quindi sul livello del mare, ora mi trovo a circa 3400m sopra il livello del mare.

Questa sera ho il meeting con l’agenzia con cui ho prenotato l’inka trail di 2 giorni per raggiungere Machu Picchu e sfrutto queste poche ore a disposizione per esplorare il centro di Cuzco. E’ evidente la forte influenza dell’architettura spagnola. Visito Plaza de Armas, principale piazza della città circondata da colline. Qui si trova la bellissima Cattedrale (Catedral Basilica de la Virgen de la Asuncion). Cattedrale voluta dagli spagnoli e costruita intrecciando lo stile barocco con quello rinascimentale tra il 1560 e il 1664.

24/01 Road to Machu Picchu

5:20 del mattino. Arriva l’autista davanti all’ostello. Un’ora e mezza di strada per raggiungere la stazione dei treni di Ollantaytambo dove partirà il mio treno. La maggior parte della gente scenderà alla stazione di Aguas Calientes mentre io dovrò scendere alla prima fermata, al Km 104 dove la mia guida Alvina mi aspetterà. Arrivo al punto di ritrovo alle 8:30 ma di Alvina nessuna traccia. Aspetto, solo, in mezzo alla natura. Mi siedo e inizio a viaggiare con la mente. Chissà come doveva essere bello vivere in questo paesaggio surreale. Il silenzio che mi circonda viene poi interrotto da una voce che pronuncia il mio nome. Ecco Alvina, donna peruviana, bassa e molto sorridente. Parla benissimo l’inglese ma le chiedo di parlare in spagnolo. Mi piacerebbe tanto impararlo e voglio sfruttare questi due giorni di trekking per imparare qualcosa.

Inizia il trekking. Attraversiamo un ponte pedonale sul fiume Urubamba. Alla fine del ponte ci sono delle guardie che controllano i documenti e permessi del trekking. Senza permessi e guida non è possibile passare. Per questo motivo anche io mi sono rivolto ad un agenzia del posto per farlo. Tutto ok. Si parte.  Dopo pochi minuti ci troviamo subito all’interno di un sito archeologico Inca: Chachabamba. In lingua quechua significa “Valle degli Alberi”. Potete immaginare il perché. Siamo a circa 2100m di altitudine. Si trattava di un centro religioso dove eseguire cerimonie dedicate a Madre Terra (Pacha Mama). All’interno della costruzione si trova un bell’altare scolpito sulla pietra.

Riprendiamo il cammino e ammiriamo la bellezza di diverse decine di orchidee diverse. Dopo qualche ora di fatica, arriviamo al secondo sito archeologico: Winay Wayna (sempre giovane) questo sito Inca è composto da case superiori e inferiori unite da scale. Trovandosi su una collina vi sono numerose piccole terrazze. Il colpo d’occhio è meraviglioso. Solo con il trekking è possibile visitare questi luoghi nascosti nella natura.

L’ultimo sito visitabile prima di arrivare a Machu Picchu si chiama Intipata (Terrazze Solari). Si tratta di un complesso principalmente ad uso agricolo con poche costruzioni. Si pensa che venisse utilizzato per integrare l’approvvigionamento di cibo per Machu Picchu.

Riprendiamo il cammino e arriviamo finalmente alla Porta del Sole (Intipunku). Questa porta segna la fine del Cammino Inca o Inka Trail. Alvina mi dice che mancano solo 45 minuti di discesa per arrivare alla meta tanto sognata, a Machu Picchu.

Così dopo oltre 6 ore di camminate, soste e visite a siti archeologici Inca, Machu Picchu si materializza davanti ai nostri occhi. L’emozione prende il sopravvento. All’improvviso non sento più la fatica e l’adrenalina mi fa correre come un bambino. Alvina mi guarda ridendo ma non sa che questo era il mio sogno, realizzato grazie a molti sacrifici. Sono a Machu Picchu. Io e pochissime altre persone. Infatti con il trekking si arriva a Machu Picchu nel pomeriggio. Sono le 16:30 e le visite sono quasi tutte concentrate alla mattina presto. Alvina si avvicina e mi dice: Luigi prenditi il tuo tempo e goditi questo momento.

Machu Picchu – Meraviglia del mondo

Nel 1922, l’esploratore e archeologo statunitense Hiram Bingham scoprì Machu Picchu (in lingua quechua: Montagna Vecchia), misteriosa città inca situata sulle Ande peruviane, nella valle dell’Urubamba a 2430m sul livello del mare. Costruita come un nido d’aquila, all’ombra dell’Huayna Picchu (Vetta Giovane). Gli spagnoli che conquistarono il Perù per quasi tre secoli non scoprirono mai questa città. Non è ancora chiaro il significato di questo luogo. Venne costruita intorno al 1450 e solo un secolo dopo abbandonata. Il complesso è diviso in due parti: una agricola, piena di terrazze costruite sui lati della montagna e collegati da un sofisticato sistema di irrigazione; l’altra urbana dove si trovano le abitazioni, gli edifici religiosi e i palazzi. I monumenti più importanti e che destano maggiore attenzione da parte dei turisti sono il Tempio del Sole, la Residenza Reale e la Piazza Sacra dove si trovano anche il Tempio Principale e il Tempio delle Tre Finestre. Machu Picchu fa parte delle 7 meraviglie del mondo moderno.

25/01

Alvina mi aspetta alle 8 nella piazza di Aguas Calientes, cittadina costruita apposta per turismo. Si trova ai piedi di Machu Picchu. Ci voleva un letto comodo per riprendermi dai dolori del post trekking. Stamattina si torna dentro a Machu Picchu, ingresso gratuito per chi fa l’Inka Trek di due giorni. In serata ritorno a Cuzco per organizzare i prossimi spostamenti.

26/01 Montana de Siete Colores

Euforico per aver realizzato il mio sogno , decido di andare a visitare un’altra perla del Perù: la Montagna Arcobaleno. Leggermente affaticato mi aspetta un’altra dura giornata. 2h di Minivan ed arrivo al punto di partenza di questo nuovo trekking. Si parte dai 4500m. Sono circondato da altissime montagne. Vedo per la prima volta in Sud America le vette coi ghiacciai. Qui ci sono molte vette che superano anche i 6000m. Il mio gruppo procede molto lento e decido di camminare per conto mio. Impiego 1h30’ per arrivare in cima al Mirador. La mia bussola segna  5068m di altitudine. In questa ora e mezza il tempo è cambiato diverse volte alternando pioggia, grandine e sole. Fortunatamente arrivando in cima esce il sole e la Montagna Arcobaleno è lì che mostra tutto il suo splendore. Il vero nome della montagna è Vinicunca ma viene chiamata arcobaleno perché è caratterizzata da striature verticali di 7 colori diversi. E’ una montagna che fa parte della catena montuosa delle Ande e raggiunge i 5200m di altezza. Il fenomeno dei 7 colori è dovuto alla presenza dei numerosi minerali presenti nella zona che nel corso di milioni di anni si sono depositati e accumulati nel terreno.  I colori sono causati da:

  • Ossido di ferro : rosso
  • Manganese: rosa
  • Zolfo: giallo
  • Carbonato di Calcio (Marna): bianco
  • Ossidazione del Rame: blu-verde
  • Composto di roccia e magnesio: marrone
  • Granito: nero

Si arriva in cima dopo molta fatica perché a questa altitudine si sente la mancanza di ossigeno ma con molta forza di volontà la fatica verrà ripagata da questo spettacolo della natura.

27/01 – 28/01 Lago Titicaca

8 ore di autobus per arrivare al terminal terrestre di Puno. Raggiungo a piedi l’ostello e senza perdere tempo torno subito in strada. Ho troppa voglia di andare a vedere il Lago Titicaca. Sin da piccolo sono stato fan delle spedizioni di Overland con quei grossi camion hanno raggiunto ogni parte della Terra. Mi colpì in particolare la spedizione in Perù e sul Lago Titicaca. Ora mi trovo qui!

Il Lago Titicaca è il lago navigabile più alto al mondo. Si trova ad un altitudine di 3800m ed attraversa un’area di oltre 8000 chilometri quadrati con una profondità massima di 281m. Situato al confine tra Perù e Bolivia, contiene numerosi isolotti galleggianti simili a zattere galleggianti sul lago. Isole artificiali costruite dagli antichi Uros, prendono il nome da questi ultimi e sono costruite con canne di tortora e ancorate al fondo del lago.

Oltre alle isole artificiali vi sono anche 41 isole vere e proprie come la Isla del Sol che conserva reperti archeologici Inca e l’Isola di Taquile. Qui non ci sono automobili e la popolazione vive ancora come in passato. Numerose escursioni portano qui dove si può passare l’intera giornata e dormire nelle case delle famiglie del posto.

29/01 Prima frontiera – Bolivia

E’ mattina, salgo sull’autobus diretto a La Paz in Bolivia. Lungo il percorso costeggiamo un pezzo di Lago Titicaca e resto incollato al finestrino a godermi lo spettacolo. Facciamo una sosta prima del confine per andare in bagno e cambiare i soldi in Bolivianos. Arrivati al confine rimango stupito per l’ottima organizzazione. Infatti c’è solo un ufficio dove timbrare l’uscita dal Perù e immediatamente l’ingresso per la Bolivia. Mi aspettavo lunghe code e invece passiamo in fretta.

Arrivo a La Paz. Il nome ufficiale è Nuestra Senora deLa Paz ma a tutti è conosciuta semplicemente come La Paz. La città è circondata da montagne e la città crescendo si è sviluppata anche sulle colline. Si passa dai 3200 ai 4100m. E’ considerata la metropoli più alta del mondo e nel 2015 è stata riconosciuta come una delle nuove Sette Città Meraviglia.

Visto il traffico caotico nelle strade dovute ai sali scendi della città, il modo più comodo e veloce per raggiungere il distretto El Alto è utilizzando la Teleferica, moderna ed economica cabinovia. In molti indicano La Paz come capitale della Bolivia ma in realtà qui c’è la sede del Governo e del potere legislativo e esecutivo mentre la sede del potere giudiziario e capitale vera e propria è Sucre.

30/01

Partecipo anche qui al free walking tour. Appuntamento con Karina a Plaza Mayor de San Francisco. Prima tappa è il mercato delle streghe (Witch Market) dove si trovano diverse case esoteriche in cui si possono acquistare prodotti che noi definiremmo assurdi. Bibite per sottomettere il proprio partner, prodotti per curare malattie oppure semplicemente per avere più fortuna. Proseguiamo la camminata e passiamo di fianco alla prigione San Pedro. Famosa in quanto all’interno non vi sono guardie. Si tratta di un carcere autogestito dai detenuti che fanno pagare una tariffa per la camera ai nuovi arrivati. Al suo interno si effettuano elezioni per decidere chi comanda. Le autorità restano solo all’esterno, situazione che la rende unica al mondo e viene appoggiata anche dal Governo Boliviano. Arriviamo infine in Plaza Murillo, piazza principale della città dove si trovano il Palazzo Presidenziale, il Congresso Nazionale e la Cattedrale di Nostra Signora della Pace. Ci troviamo nella parte vecchia della città, detta Casco Viejo.

31/01 Salar de Uyuni

Partito ieri sera per raggiungere Uyuni, arrivo a destinazione alle 6 di mattina dopo 10 ore di bus notturno. Per fortuna ho dormito quasi tutto il viaggio. Uyuni si presenta come una piccola cittadina un po’ spenta, bruttina, conosciuta grazie all’immenso deserto salato, la più grande distesa di sale al mondo. Passeggiando trovo un uomo che mi propone l’escursione a un prezzo stracciato rispetto ad altre agenzie. Chiedo ad altre persone e mi dicono di stare tranquillo e che mi posso fidare. Aggiudicato.

Partenza alle 10:30 con Jeep. La prima tappa del tour consiste nella visita del “Cementerio de Trenes”, cimitero dei treni che furono utilizzati per l’estrazione dei minerali presenti nella zona.

Nella seconda tappa ci viene mostrata la tecnica di estrazione e confezionamento del sale. Siamo a Colchani, paesino con sole bancarelle prima dell’ingresso al deserto. Inizia a diluviare in maniera impressionante e temiamo di dover sospendere la nostra escursione. Dopo una mezz’ora la pioggia si ferma e proviamo lo stesso ad entrare nel deserto. E’ allagato ma l’autista della Jeep dice che siamo fortunati. Con la pioggia il deserto riflette il cielo e sembra di essere in paradiso, in un altro mondo. E’ la verità, lo spettacolo che compare ai nostri occhi è indescrivibile. Non si vede confine tra suolo e cielo. Scendo dall’auto e sembra di camminare tra le nuvole. Terminate le foto di rito raggiungiamo l’ultima tappa: l’Hotel de Sal o Hotel di sale. In passato venne usato appunto come hotel ma visto l’inquinamento che provocava ospitando gente, fu convertito a museo. Inoltre qui, nel 2015, passò una tappa della famosissima Dakar.

Purtroppo per colpa del maltempo non possiamo godere del tramonto sul deserto. Evento molto richiesto dalla gente. Ma mi ritengo soddisfatto della giornata e faccio rientro a Uyuni poco prima di cena.

01/02

Rientro a La Paz dopo aver cambiato pullman ad Oruro. Finalmente sono finite le infinite ore dei pullman. Con tutta la stanchezza accumulata, passo la giornata in ostello a riposare e programmare le prossime tappe.

02/02 Bem-vindo ao Brasil

Atterro a Rio de Janeiro. Vengo subito avvolto dal caldo dell’estate brasiliana. 33 gradi, si suda stando fermi. Soggiorno in città solo una notte e decido di farlo nel quartiere Santa Teresa. Zona non molto tranquilla ma vicina all’aeroporto.

03/02

Poco meno di 2 ore di volo da Rio, arrivo a Foz do Iguazu , punto strategico per visitare le cascate. Le Cascate Iguazu si trovano al confine tra Brasile e Argentina. Ma c’è un’altra frontiera vicinissima: quella col Paraguay.

Lascio le mie cose all’ostello e raggiungo a piedi il confine col Paraguay. Dopo 15 km a piedi, raggiungo il ponte che attraversa il fiume Rio Paranà, confine naturale tra i due paesi. Mi trovo a Ciudad del Este, città dello shopping molto economico rispetto ai prezzi del Brasile. Ma molti dicono che la qualità è molto scarsa. C’è un traffico pazzesco di auto e per questo ho optato la soluzione a piedi.

04/02 Cascate Iguazu, una delle sette Meraviglie del Mondo Naturali

Il modo più economico per visitare le cascate è andarci per proprio conto. Oggi sono diretto alle cascate lato argentino. Prendo il bus diretto che ferma però alla dogana per permettere alla gente di mettere il timbro di uscita dal Brasile e ingresso in Argentina. Terminata questa formalità, risalgo sul bus e arrivo a destinazione: Puerto Iguazù. Qui devo cambiare bus e prendere quello diretto alle “cataratas”.

Ingresso al parco nazionale 700 pesos argentini (circa 16€). Percorro a piedi tutti i percorsi esistenti:

  • Paseo Inferior: Questo percorso permette di camminare a contatto con la natura e la fauna del parco a pochissimi passi dai salti delle cascate;
  • Paseo Superior: Consiste in una passeggiata su passerelle pianeggianti sul fiume Rio Iguazù superiore. Qui è possibile vedere i più famosi salti: Bosetti, Adàn ed Eva, Bernabè Mendez, Mbiguà, Dos Hermanas e il maestoso San Martin;
  • Garganta del Diablo: Questo percorso permette di avvicinarsi il più possibile all’imponente salto chiamato Garganta del Diablo con i suoi oltre 80m di caduta.

05/02

Torno alla stessa fermata del bus di ieri ma stavolta salgo su quello per le cascate dal lato brasiliano. Bisogna prendere il bus diretto all’aeroporto. Anche qui l’ingresso al parco nazionale è di circa 16€ (70BRL). A differenza del parco del lato argentino, l’unica possibilità per visitare il parco è con un bus incluso nel prezzo del biglietto. Ci sono varie fermate ma per visitare bisogna pagare un sovrapprezzo. La cosa mi stupisce molto. Scendo all’ultima fermata, dove tutti i turisti scendono. Subito davanti a me appaiono le cascate, in lontananza ma in tutto il loro splendore. 275 cascate, una natura rigogliosa e meravigliosa, un coato che sbuca tra gli alberi e un arcobaleno per completare l’opera. Cos’altro chiedere?

In questo parco c’è solo un percorso da effettuare a piedi. Percorso che permette di arrivare proprio sotto alle cascate. Il rumore è assordante e la vicinanza ai salti d’acqua mi rende bagnato fradicio ma ne vale la pena. Starei qui ore ed ore ad osservare la potenza della natura.

06/02 – 09/02

Dopo i meravigliosi giorni a contatto con la natura, ritorno nella città, nel traffico e nell’inquinamento. Stavolta alloggio a Copacabana. Zona più tranquilla a livello turistico e molto più frequentata dai giovani.

Ci sono molte cose da visitare a Rio de Janeiro ma quella che voglio fare prima di tutto è visitare una favela. Per motivi di sicurezza non è possibile entrare da soli nelle favelas ma ci si deve rivolgere ad alcune agenzie ammesse all’interno. Decido di rivolgermi a “Be a Local Tours”.

La guida mi porta a visitare la favela Rocinha. Si tratta della più grande baraccopoli della città con oltre 100000 abitanti. Qui è allarmante la presenza dei trafficanti di droga che dettano legge al suo interno tenendo in scacco la popolazione. Inoltre le condizioni igienico-sanitarie sono pessime. Sovraffollamento e umidità favoriscono malattie come tubercolosi, colera, meningiti. Diffusissimo l’uso dell’amianto e il sistema fognario è praticamente assente. Sono presenti molti volontari che aiutano i bambini a scuola e cercano di insegnare alle persone del posto qualche mestiere. Grazie a questo molte persone vanno in città a raccogliere lattine da rivendere alle ditte che riciclano per guadagnare quel poco che serve per mangiare.

Al ritorno dalla favela, cambio strada per raggiungere il Museo do Amanha o museo del domani. Interessante museo che parla dei cambi climatici e delle conseguenze climatiche nel nostro Pianeta. Per gli appassionati di calcio come me, immancabile la visita a uno dei templi del calcio: lo Stadio Maracanà ora rinominato Estadio Jornalista Màrio Filho.

Inizia ora la mia visita alle attrazioni turistiche principali di Rio de Janeiro. Eccomi a visitare la mia quarta Meraviglia del Mondo Moderno: Il Cristo Redentore. Situata in cima alla montagna Corcovado, è una statua alta 38m raffigurante Gesù Cristo. Statua raggiungibile con la linea ferroviaria o coi mezzi pubblici, poi a piedi attraverso scale o ascensori e scale mobili.

Tappa successiva è il quartiere Santa Teresa dove ho pernottato la prima notte a Rio de Janeiro. Denominato come uno dei posti più belli al mondo, offre panorami mozzafiato su tutta la città.

Da visitare la caratteristica scalinata “Escadaria Selaron” che collega i quartieri Santa Teresa e Lapa costruita dall’artista cileno Jorge Selaron. Lunga 125m, composta da 250 gradini e decorata con oltre 2000 piastrelle da diversi paesi del mondo. Resa celebre nel mondo anche grazie al video della canzone “Beautiful” di Snoop Dogg con Pharrell Williams girato in parte su questa scalinata.

Merita una visita anche la Cattedrale di San Sebastiano. Dall’esterno appare come una ciminiera, una centrale nucleare ma all’interno è davvero molto bella.

Chiudo in bellezza questa avventura durata 23 giorni e che mi ha visto partire dal mare, attraversare le Ande ed arrivare in Brasile attraversando in tutto 5 paesi.

Cosa di meglio che godersi il tramonto in cima al Pao de Acucar? (Pan di Zucchero).

error0

Rispondi